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L'old boy
di Toni De SantoliL’Old Boy non è mai pago. Ma non nel senso che lui rincorra a ogni costo la vittoria, né che, tantomeno, cerchi l’assolo, in senso calcistico, del quale non può fare a meno… L’Old Boy non è mai pago sul piano del proprio rendimento a beneficio della squadra. Ha sempre la stessa aspirazione: essere utile, essere d’aiuto, lasciare il proprio timbro (ma non per ‘ambizione’) sulla partita che si sta per giocare. Ormai sa che il passaggio risolutore non sempre può essere quello con cui si “salta” l’uomo, può esserlo ‘anche’ il servizio corto (un metro, o anche meno) al compagno che arriva di gran carriera, in perpendicolare, o che invita all’incrocio con una sterzata frutto di un bel gioco di gambe.
Quando scende in campo, o per disputare una partita ufficiale o per sostenere il consueto allenamento, l’Old Boy reca con sé tutto il proprio passato. Ora lui ha nuovi compagni, ma nei nuovi compagni vede riflettersi un po’ quelli di una volta, quelli della sua giovinezza o anche della sua adolescenza: c’è uno che per modo di fare, gusti, indole, assomiglia a un suo vecchio compagno, uno che lui non vede ormai da venti, trenta, o anche quarant’anni… Ce n’è un altro che gli pare di conoscere “da sempre”, sebbene il primo incontro fra loro due risalga a una settimana, a un mese prima. Questo nuovo compagno di ventura gli è già familiare. Gli sono già familiari il suo sguardo, il suo sorriso, la sua maniera di correre, di eseguire un passaggio; di cambiarsi negli spogliatoi, di avanzare una domanda, d’ascoltarne la risposta. Il più delle volte, la sintonia è quindi raggiunta in men che non si dica. Ecco: è come tornare ai ‘vecchi tempi’. E’ come “riattualizzare” i vecchi tempi attraverso altri volti, altre voci, altri nomi, personalità, provenienze. Il passato e il presente che, insomma, si fondono a meraviglia. All’Old Boy sembra si sognare. Anzi, tutto questo gli pare fin “troppo bello”… Ogni tanto, anche se per pochi istanti, ne ha quasi paura…
L’Old Boy, più di altri esseri umani, o comunque alla stregua da qualche altro essere umano che conosca il vero valore della vita e del Tempo che si ha a disposizione, ama ricordare le varie stagioni della sua esistenza in base alla Musica, in base alle canzoni, alle tante canzoni, che ne hanno appunto accompagnato il cammino. “Satisfaction” uscì nei giorni in cui trovammo posto stabile nelle Riserve… “Una lacrima sul viso” fu presentata a Sanremo il giorno prima di ‘quella’ “epica” trasferta a Napoli o a Livorno o a Rieti… Il juke-box nei pressi dello stadio sgranava senza sosta “Il mondo…” mentre nel locale sorbivamo allegri Coca-Cola o Chinotto Neri, meno di un’ora dopo la vittoria contro una compagine che negli ultimi anni ci aveva impartito severe lezioni… “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” ci rallegrava, ci allietava mentre corteggiavamo con successo la biondina graziosa, gioiosa, ospitale o la morettina un po’ chiusa, ‘complicata’, appesantita da scrupoli, paure, convenzioni, e mentre il nostro allenatore – dopo averci trattato per mesi come ‘pezze da piedi’ – ci diceva: “Tu puoi fare, puoi fare molto; non sei poi tanto male come avevo invece creduto in un primo tempo”… Grazie al Rugby e alla Musica, la nostra vita aveva un senso che essa altrove non trovava, o sembrava non trovare.
L’Old Boy negli spogliatoi si cambia. Indossa la tenuta da gioco con lentezza o con rapidità (a seconda dei temperamenti), quindi coi compagni va in campo. In quei momenti la sua mente è occupata da una folla di personaggi, molti dei quali più non ci sono: la mamma, il papà, i nonni, lo zio, un amico: a ciascuna di queste persone è legato il ricordo di una o più canzoni, di un evento speciale, d’un viaggio, d’una vacanza, di un incontro splendido e inatteso, e tutto questo nel quadro, immenso, luminoso, del Rugby… Nel quadro dei compagni di ventura ai quali ripensa l’Old Boy nel sollievo di averne trovati altri “così”.
L’Old Boy si getta nella “bagarre”… L’Old Boy in questione assiste a un delizioso spunto di Federico Nicolai, il “Fefè”, e spontaneamente dice fra sé, giulivo: “Ma questo ‘ragazzo’ sembra il Perini!”. O sennò è “rapito” da una imperiosa percussione del “Quadrato” e, sempre fra sé, esclama: “E’ come Massimo Pascià, se non più concreto ancora!”.
L’Old Boy prepara con cura meticolosa la borsa da gioco. S’è già rasato, ha già indossato giacca e cravatta o maglione e giaccone. Si guarda allo specchio e nota con un certo piacere che non ha un capello fuori posto. E’ pronto per l’allenamento o la partita. Arriva allo stadio o monta sul pullman che insieme ai suoi compagni lo porterà in una lontana città. C’è il clamore “di rito”, il meraviglioso clamore di rito… Lui si sente (spropositatamente!) forte, saldo, in gamba. Fissa i compagni e nei compagni si riflette, si riverbera. A ognuno di essi augura tacitamente di disputare “un partitone”. Anzi, è convinto che loro disputeranno “un partitone”. Lui non ha dubbi. Non ne ha mai. Pensa d’essere circondato da uomini di grosso calibro. E’ circondato da uomini di grosso calibro. A se stesso dice che “tutto ora è possibile, tutto”.
Nella partita che adesso si svolge, lui pensa ai cari che più non ci sono, ai compagni di squadra del tempo che fu, alle canzoni, ai film, all’atmosfera della sua giovinezza, agli amori (“grandi”, “sublimi”, “eterni”) della sua gioventù, al fatto stesso d’essere ancora vivo, d’essere in grado di farlo uno scatto o due, di passarlo in modo decente il pallone, d’indovinare almeno un mezzo ‘buco’, di tenere un poco in ansia l’antagonista. Idealmente, rivede il cammino fino ad allora percorso, un cammino lungo, tortuoso qua e là, non sempre facile, insomma, ma, tutto sommato, bello, anzi, bellissimo: è il cammino che lo ha condotto alla squadra nella quale egli ora milita: lo ha condotto alla “squadra più bella e più forte del mondo”!
L’Old Boy - che magari adora la vita comoda, ma si lascia sbattere imperturbabile sul fango o su terreni di gioco duri e secchi come il cemento - va in campo e già questo gli sembra un “miracolo”, un “prodigio”. Calcoli non ne fa… Energie non ne “dosa”: dà tutto quel che ha, anche se questo può costringerlo a chiedere la sostituzione dopo venti o venticinque minuti. Lui si guarda intorno, osserva nel ‘tourbillon’ i propri compagni e sente che non vorrebbe trovarsi altrove: non vorrebbe trovarsi con nessun altro che non fossero loro, quelli che indossano i suoi stessi colori. Che non fossero i suoi antagonisti di giornata…
Eccome se si sente libero. Libero e baciato dalla Sorte. Quasi sorge in lui un complesso di colpa…
TONI DE SANTOLI
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