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Profili: Fabio Di Giovannantonio
Fabio Di Giovannantonio, romano, classe 1963, seconda linea dei veterani del Villa Pamphili e direttore sportivo del Villa Pamphili, è una rarità. Una rarità che Pareto, Weber e Pirandello avrebbero studiato con sommo entusiasmo. Semplice il perché: lui è un uomo tutto d’un pezzo, ma, al tempo stesso, duttile. Tutto d’un pezzo nella fede incrollabile verso il rugby quale scuola adatta - la più adatta - alla formazione fisica e interiore dei giovani; tutto d’un pezzo nel convincimento in base al quale la squadra va posta al di sopra di tutto, nessun giocatore, per quanto estroso, efficace, è più grande del proprio club. Duttile nel tener presente le caratteristiche, le attitudini di ciascuno di noi; duttile nel modo di accettare, ma con dignità e decoro, il “gioco politico” che può servire alla nostra causa… Alla causa dell’Arvalia Villa Pamphili Rugby. Come del resto è accaduto lo scorso anno, quando, finalmente, le autorità cittadine decisero di allestire per la nostra società impianti sportivi che ora, a Corviale, fanno bella mostra di sé, ci rendono tutto più agevole, attirano un sempre crescente numero di bambini e ragazzi che nel rugby trovano poi quello che cercavano, senza aver avuto in un primo tempo la coscienza di quel che cercavano… Questo è molto bello. Questo, del resto, è ciò che è successo a tutti noi: un bel giorno facemmo la conoscenza del rugby e ci accorgemmo appunto che ci trovavamo di fronte a ciò che aspettavamo, ma che, fino a poco prima, ignoravamo… Il romanticismo (da non confondersi col vieto, stucchevole sentimentalismo) è questo. Questo è il romanticismo, il solo romanticismo, del Novecento, come lo è anche del Terzo Millennio.Fabio si unì ai veterani del Villa Pamphili nel gennaio del 2001. Nella nostra compagine debuttò a Oriolo il 10 febbraio 2001. Con nostra stessa sorpresa, quel giorno vagamente primaverile disputammo un partitone, cogliendo un bel 10 a 10. Alla fine, il suo sguardo pareva quello d’un adolescente che a scuola fosse stato da poco promosso a pieni voti…Da allora abbiamo giocato un sacco di volte insieme e di lui ho potuto ammirare, incondizionatamente, la verve, la concentrazione, la capacità di resistenza. L’ho visto anche menare, menare “come un fabbro”… Ma lui che è onesto con se stesso, riconosce di non muoversi sempre secondo le regole, le sacrosante regole del rugby. Fabio menò appunto “come un fabbro” anche nel match che l’11 febbraio 2005, alle Tre Fontane, ci oppose ai gallesi di Caenarvon. Noi realizzammo quattro mete, loro tre. Meno di un mese o due fa lui ammetteva di nuovo di aver picchiato, picchiato duro, quella sera. Ma che non sorgano equivoci: Di Giovannantonio non ti colpirà mai a tradimento, non agirà mai in base alla premeditazione; non cercherà mai, ci mancherebbe, di spedirti all’ospedale. La sua lecca viene vibrata alla luce del sole, e spesso assestata secondo le regole.
Non sempre, però, andiamo d’accordo io e Fabio. A Fabio piace vincere le partite. A me piace giocare bene, il punteggio finale poi è secondario. Ma su una cosa, come in altre, siamo d’accordo: in campo ogni giocatore deve dare tutto di se stesso e, magari, anche un’oncia in più, il chè accade non di rado fra i veterani che, a un tratto, vanno appunto in trance… Fabio Di Giovannantonio è uno che esige. E fa bene. Esige che la Legge del rugby venga rispettata tanto nello spirito quanto nella lettera. Qui non ci sono mezze misure. Non devono essercene. Chi prende la pallaovale come se essa fosse strumento di svago, si sbaglia. Il rugby non è “svago”. E’ molto di più. Come dicono gli inglesi, è uno “state of mind”.
Eccome se può essere uno “state of mind”: spesso, quando al campo di Corviale tutti se ne sono andati per far ritorno alle proprie case, quando nell’aria non risuona più neanche una voce, quando insomma il silenzio e la sera scendono su questo luogo che ci è entrato già nel sangue, Fabio vi si sofferma, vi si trattiene nell’imponenza del suo metro e ottanta e passa. Si guarda intorno, fissa un filare d’alberi, rimira gli spogliatoi . Contempla ciò che per tutti noi è un incanto. Di Giovannantonio s’inebria così. Ma questa non è un’ebrezza fine a se stessa. E’ l’ebrezza che interessa, influenza, distende, ma anche stimola, l’anima del costruttore. Lui è un costruttore. Ho conosciuto poche altre persone dotate della sua tempra, della sua perseveranza, della sua tenacia. Sul fronte “politico” e amministrativo del progetto Corviale realizzatosi appunto poco meno di un anno fa, l’ho visto agire con una metodicità e una volontà che non potevano non sbalordire, pur se il personaggio lo conoscevamo da un pezzo, e anche piuttosto bene. Lui non ha avuto un solo momento di smarrimento o di scoraggiamento, nemmeno quando, all’incirca un paio di anni fa, il progetto Corviale presentava asperità che potevano anche apparire insormontabili. Signori, se quest’uomo decide di centrare un obiettivo, nulla lo può fermare.
Ma Fabio è anche brusco. Sa essere “anche” brusco. Spesso è tagliente, esplicito sempre. E agisce senza preavviso… Questo lo so per esperienza… Ho avuto momenti difficili con lui quest’inverno, fatti e circostanze che chiamavano in causa la sua e la mia natura. Alle Terme di Corviale ci siamo scambiati osservazioni reciproche senza peli sulla lingua. L’uno si è perfino sentito offeso dall’altro. Offeso e mortificato nel proprio intimo. Ma alla fine ci siamo capiti. Ci siamo capiti talmente bene che non c’è stato neanche bisogno di “correggere” la situazione. Anzi, quei momenti di frizione, se non addirittura di ruvido attrito, hanno rafforzato la nostra amicizia. L’amicizia che ci lega è stata messa a dura prova e questa prova essa l’ha superata, senza neppure soverchio sforzo.
Siamo di fronte a un uomo non comune.
Toni De Santoli
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