Villa Old

Risultati

Gallery



Entra nella gallery »

Siti amici

In questa sezione trovi un elenco di siti amici di villaold.it

Entra »

Profili: Manuel Bigi



manuel_bigi
Appena lo incontri, per la prima volta in vita tua, ti sembra una persona “senza problemi”, senza angustie, senza conflitti interiori. Un “ganzo”, si direbbe con ammirazione a Firenze: uno che non sbaglia un colpo e sa fin troppo bene di non sbagliare un colpo. Uno di quelli nati insomma con la camicia. Uno di quelli per i quali la vita è una passeggiata, una comoda cavalcata, una fantasmagorica passerella, un susseguirsi di gioie, di desideri appagati. Poi t’accorgi che non è così. T’accorgi che Juan Manuel Bigi detto Puma, nostro compagno di squadra, nostro capitano, mediano di mischia e tre-quarti centro, giocatore esplosivo, informatore scientifico di successo, un certo struggimento lo avverte anche lui. Ti rendi conto che l’uomo, anche perché è lui stesso a confessarlo, non si sente del tutto, come direbbero gli inglesi, “comfortable”. In italiano si potrebbe dire “a proprio agio”, ma non è esattamente la stessa cosa. “Comfortable” è ben più sfumato.
Manuel è nato a Còrdoba, in Argentina, nel 1959. Si è stabilito in Italia, se ben rammento, intorno al 1980. E’ quindi cresciuto in Argentina. Cominciò a giocare a rugby in Argentina. Come suo padre Giuseppe detto Beppe, nato in Italia poiché il di lui genitore voleva che il pargolo nascesse in Italia. Che avesse insomma gli stessi natali di Giulio Cesare, Virgilio, Dante, Leonardo, Raffaello, Palladio, Garibaldi, Verdi, Puccini, Caruso. L’Italia nel casato Bigi, ai quali Bigi la musica piace, piace molto, è ben più di una nazione, ben più di una terra dalle bellezze diverse e innumerevoli. E’ un ideale. Un sogno. Un prodigio. Un emblema. Italia vuol dire intelligenza, ingegno, arte, gentilezza, eleganza. Civiltà.
Un Bigi approda in Argentina all’incirca centoventi anni fa. Suona in una grande orchestra, ne è primo violino. E decide di fermarsi in quel suggestivo Paese che molto promette e molto dà. Nasce così il ramo sudamericano del ceppo Bigi, ceppo di antica origine toscana (un cognome come questo “non” può non essere toscano!). Ma il legame con l’Italia, invece di spezzarsi, si fortifica, si rinsalda. A quell’epoca è così: la lontananza dalla Madrepatria ti avvicina alla Madrepatria! Della terra degli avi fai quasi un culto. Tanto che i Bigi dopo la Grande Guerra decidono di tornare nel Belpaese e trascorrervi alcuni anni. Di condizione agiata, prendono una casa a Roma, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia. Non solo: Giuseppe detto Beppe, ragazzo pieno di vita, sveglio, versatile, fa il servizio militare nel Regio Esercito. E’ bersagliere. Lo è con orgoglio. Come con orgoglio è giocatore di rugby, mediano di mischia, scuola argentina, grande scuola. Presto il giovane Bigi arriva alla Nazionale azzurra, prima di rientrare definitivamente in Sudamerica sul finire del 1933 poiché questa è la decisione presa dall’Alto Comando della famiglia!
E’ qui che viene segnato il destino di Juan Manuel Bigi… Manuel nasce anch’egli “fra” l’Italia e l’Argentina. La sua lingua è lo spagnolo, s’intende. La sua patria è l’Argentina, che lui servirà anche come soldato. La sua “mamma”, la “mamma” che lo accudisce, lo nutre, lo svezza, gli insegna i primi passi, gli insegna il rugby e quindi lo avvia alla vita, è l’Argentina. Ma c’è “anche” l’Italia… L’antica Madrepatria della quale in casa Bigi si parla tutti i giorni. Se ne parla con sentimento, con deferenza addirittura. Con devozione. Il richiamo dell’Italia è forte, fortissimo, oseremmo anche dire violento in senso classico, letterario, psicologico. Antropologico! A scadenze regolari, negli Anni Trenta e Quaranta, Beppe Bigi si fa spedire in Argentina da negozi di articoli musicali italiani, a scatola chiusa!, le ultime novità della nostra musica: probabilmente, canzoni o arie interpretate da Gigli, Schipa, Buti, Tagliavini, Lia Renzi, Rabagliati, il Trio Lescano. Questo il clima che si respira ancora in casa Bigi negli Anni Cinquanta e Sessanta.
E un bel giorno il dado è tratto… Manuel lascia l’Argentina, arriva in Italia. Si iscrive alla Facoltà di Biologia dell’Università di Roma, università dove già studiò il bersagliere e mediano di mischia della Lazio, della Rugby Roma e della Nazionale Beppe Bigi. Si laurea, si impiega, si sposa. La vita gli sorride. In genere la vita sorride agli ottimisti e Manuel è un ottimista. Ma, attenzione, è un ottimista “non integrale”, è una persona nella quale si manifesta una, benchè esile, vena di malinconia, nella quale si riscontra, sorprendentemente, un pizzico di scetticismo. Come se lui nel 1959 fosse arrivato alla vita terrena dopo averla già conosciuta la vita terrena… Eccoci così al succo di questo profilo (che spero stia venendo bene!): il Puma nelle pieghe del proprio animo avverte l’ agitarsi di un certo senso di solitudine, di “spiazzamento”. Nulla di lacerante, nulla di veramente amaro, no, anche perché lui ha sposato la donna che amava, e che ama, e perché ha un gran bel figliolo, Marco, che è un ragazzo d’oro. Ma nella sua psiche quello stato di leggero disorientamento, di “sradicamento”, c’è. Eccome se c’è. E’ spesso così quando si hanno due patrie, due lingue anch’esse madri; specie se, poi, fra le due patrie c’è di mezzo un oceano.
Manuel è persona dinamica, affabile, cordiale. Si unì a noi nell’ormai lontano gennaio del 2002, debuttò fra di noi il 26 di quel mese a Viterbo, fu protagonista di una eccellente partita. In seguito sarebbe stato protagonista di altre eccellenti partite: a Roma, Firenze, Oriolo, Perugia, Calvisano, Rovigo, Colleferro, Potenza, Anzio, Arezzo. Il Bigi è persona generosa: è capace (ne parlo per esperienza diretta) di bei gesti, gesti concreti verso chi riscuote il suo affetto e la sua stima e ha bisogno di aiuto. Vuol bene al prossimo, al quale dà senza nulla chiedere in cambio. La felicità dei suoi amici è la sua. Il Puma è paziente, è comprensivo. Anche “troppo” comprensivo… Ma talvolta si irrigidisce, assume un’aria da introverso, da inaccessibile, lui che è invece estroverso e accessibile. Loquace, in certe occasioni risulta però stringato, secco, conciso. Uno che tira dritto. Eppure, in tante altre circostanze non sembra affatto uno che tiri dritto. Talvolta il Bigi sa essere brusco e anche impietoso. Esempio: è un mercoledì sera, febbraio del 2005, ci alleniamo con fervore alle Tre Fontane in vista del match che il sabato successivo dovremo disputare in casa coi gallesi di Caenarvon, avversario di grossissimo calibro. I gallesi! Le miniere, i cantieri navali, Barry John, Gareth Edwards, JPR Williams e tutto il resto! A un tratto, nella partitina di allenamento, condotta a un ritmo più elevato del solito, mi sento dire dal Puma in tono (sì, Manuel!) spazientito, duretto, anche un po’ cattedratico, che la mia trasmissione di palla “è troppo lenta”. Non l’avesse mai detto…! Mi giro verso di lui, lo affronto, ci guardiamo dritti negli occhi con atteggiamento anche un tantino bellicoso e io esclamo: “Benissimo! Il problema lo si risolve subito: sabato io vo a lavorare e nel frattempo voi trovatevi, ma di corsa, proprio di corsa, perdio!, un bel mediano d’apertura sui trentacinque anni, ambizioso, scattante, veloce, un fulmine di guerra!”. Manuel controbatte, io replico di nuovo, alziamo ancor più la voce, il confronto, nel religioso silenzio generale, è serio. Lo è davvero. Ma a un tratto si tace entrambi, si seguita a guardarci e alla fine si scoppia tutt’e due in una gran risata seguita da uno spontaneo abbraccio. Osserverà poco dopo con bell’arguzia e in allegria Beppe Carducci: “La litigata è durata cinque minuti, ma la ‘pomiciata’ quarantacinque!”. Ebbene: quei cinque minuti furono i più lunghi della mia vita… O alcuni dei più lunghi! Li ricordo, certo, con grande piacere. Anche con un poco di nostalgia.
Questo lato del carattere di Manuel non credo però che sia connaturato in lui. Non penso che il Puma sia nato “così”. Penso (ma mi posso sbagliare) che questo suo tratto sia un tratto “aggiuntivo”. Il tratto dello sradicato. E questo è classico. E’ umano. Tutto del resto è molto umano, addirittura shakespiriano, in Juan Manuel Bigi detto Puma. Anche certo suo (sporadico) nervosismo…
Il Puma shakespiriano è l’uomo che si batte anche, e soprattutto, per una causa persa. Basta che essa sia giusta. E basta che la sua opera allieti e aiuti gli altri.

Toni De Santoli

torna alla pagina della squadra >


Guestbook

Lascia un messaggio nel Guestbook dedicato al Villa Old.

Entra »

Link

www.villarugby.tk www.federugby.it www.planet-rugby.com www.rugby.it