Un impegno ad Avezzano

Venerdì al lavoro, un collega fratello di vecchia data, conoscendo che provo a rotolare e pascolare su un campo di rugby, mi ha chiesto: Sabato giocate? io: Si abbiamo un impegno ad Avezzano.
Lui: che vor dì un impegno? Giocate o no? Io: Si giochiamo ma è un impegno, sul campo dell’Avezzano Rugby è sempre prima di tutto un impegno e poi si gioca.
Perchè l’Avezzano è fatto di rugbysti veri, di gente seria, di amici, amici che il rugby lo onorano davvero, quando sei nel loro campo verde, la prima cosa che devi è il rispetto.
Il rispetto per gente che ti rispetta e che è un onore contraccambiare, per gente e personaggi che ti possono sempre insegnare qualcosa e che in campo non ti regalano niente e questo per un rugbysta è sempre un grande privilegio.

 

E poi quel campo meraviglioso, ai piedi delle montagne innevate, con il vento che sferza il viso, l’aria fina che ti entra nei polmoni a ricordarti di che pasta sono fatti gli avversari, nati e cresciuti su un campo da rugby in una terra aspra che si ti forgia, ma che se la sai ascoltare ti riscalda il cuore.
Quindi siamo partiti alla spicciolata per Avezzano una ventina di Villani per giocare e qualche Villano doc a darci supporto fisico e morale.

Ci hanno accolto come sempre con gentilezza e fraternità, nello spogliatoio era già clima partita, un po’ di tensione, grande concentrazione ma un unica convinzione: siamo finalmente una squadra, il risultato non conta, per noi villani non è mai contato, per noi conta l’unità dei cuori, il sentirsi una cosa sola, non conta il passato di ognuno di noi come uomini e come rugbysti, la nostra aspirazione massima è l’unità di intenti, lo sforzo comune finalizzato non semplicemente alla meta, ma alla comunione.

Partita tre tempi da venti minuti, intensi, faticosi, con il risultato sempre in bilico, bellezza del rugby, della palla ovale, belle giocate, scontri aspri, qualche chiacchiera di rito ma sempre contenute, e via così fino al fischio finale.
Saluti con gli avversari, corridoio reciproco, cerchio con il capitano che ha solo ringraziato tutti con poche parole, semplici e spicciole, perché ha detto che la commozione gli stava prendendo il sopravvento.
E si cazzo, anche i rugbysti qualche volta piangono come dice un rugbysta di sette anni che gioca nel villa…..e non solo i capitani e i bambini anche noi…..con 40, 50, 60 anni ed oltre, mi direte che non lo danno a vedere, ma lì nel cerchio, io li ho visti gli occhi lucidi di tutti voi, le lacrime non sono uscite perché asciugate dal vento d’Abruzzo, ma io le ho viste tutte una ad una, perché io c’ero!

Terzo tempo meraviglioso, libagioni ottime ed abbondanti, grazie amici di Avezzano.

GUANTANAMERA!!!!!!!!!

(Quadrato)

 

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